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Di Antonio Grego  in gentile concessione a Mardukkina.it

L’immaginazione al potere
Storia del cinema d’animazione dalla preistoria ai giorni nostri

È strano voler iniziare a tracciare una storia del cosiddetto “cinema d’animazione” in tempi nei quali, da spettatori, al cinema ci si domanda se un dato film è più d’animazione o “dal vero” e dove sta il confine tra “vero” e “finto”, considerando che ormai la tecnica ha raggiunto livelli tali da poter realizzare un intero film in computer grafica facendolo passare per un film con attori e scenografie vere. Tuttavia ci sembra utile trattare un simile argomento sia perché questo ricopre un vasto periodo storico sia perché fornisce una quantità non indifferente di informazioni su autori e case di produzione degne di nota anche in paesi finora sottovalutati come il nostro o quelli dell’Europa dell’est; infine perché in questi ultimi anni, la grande diffusione di film di pupazzi o disegni animati, realizzati tradizionalmente o con il computer, ha attirato l’attenzione del pubblico e della critica sul cinema d’animazione, molto spesso ingiustamente bistrattato.
Prima di iniziare la panoramica storica sul cinema d’animazione bisogna chiarire alcuni punti e smantellare certi luoghi comuni che circolano sulla materia: innanzitutto è sbagliato ritenere il cinema d’animazione un genere esclusivamente dedicato all’infanzia, opinione legata in particolar modo a casa Disney che impronta l’animazione come un genere cinematografico anziché come un linguaggio autonomo che si differenzia dal cinema “dal vero” sia per la tecnica, sia per i principi estetici su cui è costruito.
Dalla lettura dell’estesa mole di temi esposti e analizzati emergono chiaramente la difficoltà di trovare una definizione universalmente valida e univoca del concetto di animazione. Sovente è identificata con il disegno animato o cartone animato (brutta traduzione di animated cartoons), ma esso costituisce solo una parte del campo, anche se quantitativamente la più importante.
Sebbene esso si presenti come uno spettacolo cinematografico non molto diverso dagli altri, il cinema d’animazione ha caratteri suoi propri che lo differenziano sostanzialmente dal cinema “dal vero”, poiché si tratta di un’operazione tecnica che prescinde sia dalla riproduzione meccanica della realtà fenomenica sia, in certi casi estremi, dallo stesso uso della macchina da presa.
Tecnicamente il cinema d’animazione può essere definito come quel particolare mezzo espressivo che si ottiene con la successione di immagini statiche realizzate isolatamente il cui movimento nasce al momento della proiezione. In sostanza il senso del movimento è dato da un’illusione ottica, dal susseguirsi in brevissimo tempo (24 fotogrammi al secondo, la velocità di scorrimento della pellicola) di immagini statiche, contrariamente al cinema “dal vero” che invece non fa altro che riprodurre un movimento già esistente in fase di ripresa.
Molte sono le tecniche utilizzate per produrre animazione: pupazzi, marionette ed oggetti animati, il disegno diretto su pellicola, la manipolazione della pellicola e il montaggio di immagini fotografiche statiche, l’animazione al computer (a due dimensioni o tridimensionale) ed infine la più conosciuta cioè il disegno animato. Frequente anche l’uso di tecniche “miste” che mescolano varie forme di animazione ed anche l’animazione con il cinema “dal vero”. Comune a tutte le tecniche di animazione resta tuttavia il medesimo principio tecnico ed estetico della ripresa cinematografica a “scatto singolo”, cioè un fotogramma alla volta.

Le origini: dalla preistoria alla lanterna magica al cinematografo

Sin dal principio della storia l’uomo è mosso dal desiderio di rappresentare plasticamente il movimento e di riprodurre la natura filtrandola con il suo spirito e la sua immaginazione, così volendo si può risalire alle pitture rupestri, interpretando gli animali dalle molte zampe nei graffiti come un primitivo metodo di rappresentare il movimento, per passare poi ad un certo momento nella storia, quando gli uomini si accorsero che tutte le cose, se illuminate in modo opportuno, formano un ombra e che con fantasia ed abilità si possono creare ombre che sembrano cose, persone, animali.
Nacquero gli spettacoli di ombre dell’antico Egitto, dell’India e della Cina con le famigerate “ombre cinesi”. Passò diverso tempo, quando, dalle teorie di Aristotele, degli arabi e degli umanisti come Giovanni Battista Della Porta e Leonardo Da Vinci, con le sue ricerche nel campo dell’ottica e della camera oscura, l’uomo inventò un singolare oggetto: la Lanterna Magica iniziando a disegnare fotogramma per fotogramma, si tratta della prima vera forma di cinema. La storia delle lanterne magiche, inizia infatti, nel 1500, con gli studi di Leonardo da Vinci e di Leon Battista Alberti; nel 1646 con il libro “Ars magna lucis et umbrae” ad opera del gesuita padre Athanasius Kircher compare il primo trattato organico dei problemi relativi alla proiezione delle immagini con la lanterna magica. Nel 1700, lanternisti ambulanti ammaliavano il popolo nelle piazze e i nobili nelle loro sontuose dimore con le prime rudimentali lanterne magiche, che tramite la sovrapposizione di lastre di vetro contenenti le parti del disegno da muovere e l’ausilio di corde o aste, ottenevano delle immagini parzialmente semoventi. Nel frattempo la macchina si è raffinata, i congegni si sono perfezionati e la Lanterna fa sognare il pubblico più diverso, sempre accompagnata dallo stupore e dall’entusiasmo degli spettatori: questa macchina ingegnosa fa comparire in grande, sopra un muro bianco o un telo steso in una camera oscura, delle figure dipinte con colori molto trasparenti, su piccoli e sottili pezzi di vetro incastonati dentro un supporto di legno. Tuttavia le rappresentazioni non uscivano dal repertorio del teatro delle marionette o delle favole infantili e i limiti espressivi del teatro d’ombre non consentivano effetti sorprendenti.
Ma è a partire dall’Ottocento che, in un tumulto di invenzioni e di scoperte scientifiche, si aprono nuove possibilità spettacolari a un apparecchio che si pensava ormai relegato al divertimento per fanciulli. Senza indugiare in descrizioni tecniche, si posso citare il fantascopio di Étienne-Gaspard Robert brevettato nel 1799, il thaumatropio del dottor John Ayrton Paris, il fenachistoscopio inventato nel 1833 dal fisico belga Joseph-Antoine Plateau, il Daedalum dell’inglese William Gorge Corner ed un apparecchio per proiezioni inventato e descritto nel 1853 dall’austriaco Franz von Uchatius. Si assiste, insomma, nel corso dell’Ottocento a tutta una serie di tentativi, esperimenti, brevetti e ricerche, tutti rivolti a ottenere l’illusione del movimento, sia modificando e perfezionando la lanterna magica, sia inventando nuove apparecchiature. E se il cinema “dal vero” avrà bisogno delle contemporanee ricerche nel campo della fotografia, il cinema d’animazione prende le mosse proprio dalla lanterna magica e da questi giocattoli meccanici, in cui la ricerca del movimento è strettamente collegata con il disegno e con l’illustrazione. Infatti in concomitanza con le ricerche e le sperimentazioni dei fisici e dei tecnici nel campo della riproduzione del movimento, anche le arti figurative nella seconda metà dell’Ottocento tentano una loro strada per la conquista del movimento. Gli impressionisti come Manet, Degas, Monet, Redon, Rodin, introducono nelle arti figurative questa esigenza di movimento, di dinamismo, e più ancora faranno i movimenti e le scuole immediatamente successivi; per non parlare del rapporto ancor più stretto che con l’illustrazione popolare e la caricatura, che costituiscono un altro aspetto della figurazione dell’Ottocento. In particolare è il fumetto, come si verrà affermando nel corso del secolo che costituirà la base per l’elaborazione contenutistica e formale della maggior parte dei disegni animati grazie ad uno scambio continuo di idee ed influenze. Questa stretta relazione fra cinema d’animazione e arti figurative è sottolineata, infine, dal fatto che i primi a cimentarsi con questo nuovo mezzo espressivo saranno proprio degli illustratori, dei caricaturisti e più tardi, nel nuovo secolo, i primi pittori avanguardisti, e soprattutto i primi fumettisti, tanto è vero che cinema d’animazione e fumetto nascono praticamente insieme – il cinematografo è brevettato nel 1895 da Auguste e Louis Lumière e nello stesso anno nasce Yellow Kid il primo fumetto a strisce seriale ad opera di Richard Felton Outcault - e proseguono per tutta la loro storia sempre a braccetto.

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